Cyberbulling – “La foto rubata” 2011-12

Istituto comprensivo di Anzola Emilia – Scuola “G: Pascoli” -Anno scolastico 2011-2012
Classi coinvolte attività fumetto: 1°, 2°, 3° Corso D
1°, 2°, Corso C
1°, 2°, Corso B
Classi coinvolte classificazione: 1°, 2°, 3° Corso D
1°, 2°, 3° Corso C
1°, 2°, 3° Corso B
Professori: Paolo Devescovi, Mimma Filippelli, Antonella Di Feo
SKIP INTRO – vai direttamente ai disegni dei ragazzi
L’idea principale
I fenomeni di prevaricazione tra pari nelle classi della nostra scuola non sono così evidenti ma spesso si sviluppano in modo sotterraneo e, solamente a fronte di accadimenti eclatanti, noi docenti possiamo intervenire e contribuire alla risoluzione positiva dei vari casi.
L’idea principale di questo progetto è stata quindi informata alla volontà di fare emergere, anche indirettamente, gli stati d’animo dei ragazzi e far riflettere loro sugli aspetti relazionali cagionati da azioni di bullismo che spesso possono essere fonte di grave disagio nei giovani individui maggiormente sensibili. Ciò scaturisce dalla consapevolezza che la condivisione dei problemi sia il primo sostanziale passo verso la loro risoluzione. Si è proposto quindi uno studio su un caso specifico di bullismo di tipo informatico.
Il fumetto.
Tutto nasce da una storia narrata a fumetti ideata dal professore di Educazione Artistica. La storia narra un caso di bullismo informatico, dove agiscono nove personaggi. Ogni personaggio ha un suo ruolo ed agisce con un modesto contributo verbale che però sottende ad un comportamento che, nel contesto dell’accadimento, assume un preciso ruolo morale e decisivo per l’interpretazione del caso.
La storia.
Vale la pena di descrivere brevemente la storia narrata. Mario è un ragazzino discolo che combina uno scherzetto piuttosto pesante alla compagna Franca. Ad aiutarlo è l’amico “gregario” Aldo che asseconda l’azione con qualche remora. Essi “rubano” a Franca una foto pruriginosa nei bagni delle femmine che viene prontamente pubblicata ed esposta al pubblico ludibrio su internet. Altri compagni quindi vengono gradualmente a conoscenza della foto: Katia con il meccanismo del “non dirlo però a nessun altro” in realtà contribuisce alla sua diffusione per il tramite di Gino che malignamente propone una capillare rete di diffamazione sul WEB. Quest’ultimo comportamento ma anche l’azione promossa da Mario ed Aldo sono cagionati dalla pessima abitudine della vittima di rubare le merende ai propri compagni. Il tutto si configura quindi come una sottile vendetta ad opera di alcuni compagni che, con ogni probabilità, sono stati in precedenza derubati.
Nell’indignazione di molti spicca il comportamento di Emma, amica di Franca che, ad un certo punto, ritiene opportuno comunicare il fatto alla mamma della vittima. La storia continua con un flash sul colloquio tra la mamma di Franca e la professoressa. Quest’ultima minimizza l’accaduto e si esprime con un tono di palese indifferenza: “Cosa vuole fare? Sono ragazzi…”. In un successivo colloquio il padre di Mario, il principale attore dello scherzo, ha modo di esporre il suo punto di vista all’attonita professoressa: Mario è un discolo refrattario alle azioni educative della famiglia e suo padre ha delle aspettative nei confronti della scuola sulla possibilità di riportare il giovane sulla retta via. Tali aspettative sono però dettate dalla disperazione ed impotenza, e ben poco dalla volontà di coordinare qualche azione con la scuola.

Il fumetto del Prof Devescovi proposto ai ragazzi.

Il questionario.
Il primo intervento con i ragazzi si è attuato in classe con la lettura e l’approfondimento dei fatti narrati nel fumetto. I ragazzi sono stati invitati a riflettere sulle responsabilità di ogni singolo personaggio ed ad attribuire a ciascuno di questi una valutazione progressiva della loro singola responsabilità nell’accaduto. La votazione “uno” corrisponde alla massima responsabilità, “nove” alla minima responsabilità.

I Grafici
Dalla raccolta dei dati è stato possibile redigere dei grafici significativi in quanto il campione su cui si è basata l’indagine accorpava nove classi, tutto sommano un elevato numero di allievi.
E’ innegabile a questo punto il nostro intento di proporre l’attività non solo per mettere i ragazzi nelle condizioni di affrontare i loro problemi ma anche per svolgere un’indagine conoscitiva su quali fossero i pensieri più ricorrenti, condivisi od “omologati” dei ragazzi.
I dati raccolti confluiscono in tre grafici: il primo attiene all’intero campione, il secondo ed il terzo a due classi prime, scelte oculatamente per la presenta di alcuni elementi con profili psicologici particolarmente a rischio di fenomeni di bullismo.

La lettura dei grafici
La professoressa di Matematica ha quindi illustrato in classe il funzionamento ed il significato dei grafici che sono stati discussi ed interpretati anche con interventi programmati in compresenza degli altri docenti coinvolti nel progetto. Senza voler proporre una lettura scientifica dei dati, si possono notare alcuni eclatanti aspetti emersi:
– pur nel rispetto dei picchi rappresentanti il preponderante sentire dei ragazzi, c’è un ampio margine d’incertezza, per cui i risultati sono estremamente vari e per niente scontati;
– è elevata la responsabilità attribuita alla vittima (Franca) in quanto provocatrice del comportamento di prevaricazione (rubava in precedenza le merende);
– è elevata la responsabilità attribuita a Emma (la ragazzina che coinvolge il mondo degli adulti nella vicenda). C’è quindi un ampio numero di ragazzi che asseconda un comportamento omertoso come se certe problematiche si dovessero risolvere solamente tra pari. Si fa notare che addirittura in due casi ad Emma è stata attribuita la massima responsabilità. Di fatto, in entrambi i casi, i profili dei ragazzi corrispondenti riportano particolari problemi relazionali e familiari.
Alla domanda “come mai Emma?”, la risposta è stata chiara: “non si deve fare la spia”…
– una certa responsabilità è stata (giustamente…) attribuita alla professoressa poiché ovviamente avrebbe dovuto occuparsi con più determinazione del caso.
Le considerazioni dei ragazzi
Alla fine della fase interpretativa dei dati, alcuni ragazzi hanno anche sviluppato un tema scritto sull’argomento, assecondati dalla professoressa di Italiano. C’è tra l’altro da dire che la stessa professoressa coinvolta in questo progetto aveva già ampiamente svolto azioni di sensibilizzazione sull’argomento bullismo nelle proprie classi, conformemente all’orientamento concordato per materie. Ovviamente il tema scritto ha dato nuovo spazio alla discussione e all’approfondimento.
Il completamento del fumetto
Il fumetto proposto “fotografa” una serie di eventi ma, da un punto di vista narrativo non costituisce una storia. Manca cioè di un percorso narrativo che porti a qualche conclusione, positiva o negativa che sia. Da questa constatazione il professore di Educazione Artistica ha colto l’occasione per una successiva fase di sviluppo del progetto che si è svolta prevalentemente nelle ore curricolari della sua materia e con alcune ore di compresenza degli altri docenti coinvolti.
Nell’occasione sono state illustrate tutte le varie caratteristiche del mezzo narrativo del fumetto. In una parola, si è indagato a fondo su quello che tecnicamente si definisce lo “specifico” del mezzo di comunicazione. Sono state fissate delle regole rappresentative e, cosa più importante, composti gruppi operativi di quattro-cinque alunni.
Ogni gruppo è stato incaricato di ideare e disegnare il seguito della storia dando un senso alla conclusione.
Le principali caratteristiche dell’intervento didattico sono:
I gruppi.
Nei limiti oggettivi si è cercato di comporre i gruppi in modo eterogeneo ponendo a confronto alunni dalle personalità diverse ed in modo che i contributi condivisi potessero sviluppare un dialogo dialetticamente stimolante sul delicato argomento trattato. Generalmente la risposta dei ragazzi è stata positiva e collaborativa. In soli due casi, l’eccessiva diversità dei componenti ha portato a litigiosi atteggiamenti improduttivi;
 La valutazione.
I ragazzi sono stati stimolati ad operare come gruppo, ed informati che la corrispondente valutazione del lavoro svolto sarebbe stata collegiale in seno allo stesso;
 Responsabilizzazione.
I ragazzi dovevano altresì rispondere collegialmente dell’impegno profuso da ogni singolo componente cercando di organizzare serenamente i compiti in base alle riconosciute abilità dei singoli componenti e senza lasciare nessuno inoperoso.
Libertà creativa.
I ragazzi sono stati lasciati liberi di ideare la traccia narrativa sulla base delle proprie idee esposte e condivise in seno al proprio gruppo. Sono stati cioè svincolati dall’obbligo di rispondere ad aspettative di correttezza morale dei comportamenti dei personaggi. Unici limiti imposti alla trama sono stati: il buon senso/decoro e la coerenza delle azioni;
 Menabò.
I momenti operativi sono stati così divisi in due fasi: la realizzazione di un menabò schizzato semplicemente a matita, realizzato senza la pretesa di apparire per forza bello e definitivo, ma già completo del bagaglio informativo della storia. Tale menabò doveva essere condiviso nei contenuti e sottoposto all’approvazione di tutti i componenti del gruppo e del professore.
Impaginazione, disegno e colorazione.
Soltanto successivamente il gruppo poteva proseguire alla fase di impaginazione, disegno e colorazione.

 Autovalutazione.
Alla fine ogni componente del gruppo era tenuto ad esprimere una autovalutazione complessiva sul progetto svolto in base al proprio gradimento ma anche in base alla propria considerazione della sua utilità.
Alcuni lavori svolti

Informazioni su devescovart

Professore di Arte ed Immagine presso la scuola secondaria di primo grado di Anzola dell'Emilia "Giovanni Pascoli"
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