La zanzara

Questo breve fumetto risale al periodo del mio liceo. Ogni particolare visivo doveva essere in sé simbolico e al contempo realistico e descrittivo di una storia. La trama è semplice: un ragazzo è distolto nel sonno dal volo di una zanzara. Si sveglia e la schiaccia con l’ausilio di un particolare visore che ne evidenzia il tracciato di volo. E’ evidente la tecnologia ipotizzata: la realtà viene vista in trasparenza e si sovrappone al tracciato luminoso che si crea sul visore: l’impressione è che la zanzara lasci dietro a sé una scia rossa. L’idea nacque qualche tempo prima quando ipotizzai quanto sarebbe stato interessante avere a disposizione una tecnologia che potesse evidenziare il territorio con un tracciato rosso corrispondente ai percorsi già visitati da una data persona. Tale sottile linea rossa sarebbe stata virtualmente prodotta all’altezza dall’ombelico. Un visore che realizzasse tale effetto riporterebbe un intenso flusso di linee rosse sovrapposte proprio nei luoghi abituali di quella persona e tracce isolate nei luoghi visitati per una sola volta. Visori del genere erano mai stati ipotizzati allora, ora per cose simili basta un I-phone… sono sconcertato dall’idea di essere stato io l’inventore della “realtà virtuale aumentata”…
Il fumetto va però oltre: indaga un mondo dove la macchina non è solo d’ausilio all’uomo come nel caso di un binocolo tecnologicamente avanzato o di un più recente visore di realtà virtuali aumentate. La macchina qui si insinua nella sua struttura del pensiero e allusivamente diventa uomo essa stessa, lo erode nel profondo facendo trasparire simbolicamente all’esterno soltanto vitine di registro al margine degli occhi o reticelle filtranti il “gas di respirazione”. La struttura delle immagini è analogica ed il loro filo conduttore va ricercato non nella superficialità dell’evento caccia-alla-zanzara ma nel profondo dei rapporti uomo-macchina ovvero cervello-macchina. E’ di quegli anni la mia lettura di un numero di “Scientific American” completamente dedicato al funzionamento della mente. Il programma “zanzstop” parte dalla console-robot con vaghe sembianze di un Commodore 64 (un vecchio personal computer dei miei tempi giovanili) ed arriva, nei rapporti di causalità, alle mani del ragazzo. Il tramite non è spiegato ma le immagini invitano ad una visione olistica della situazione dove il ragazzo e la macchina convivono. Elementi di biomeccanicità come quelli rappresentati in quel periodo della mia vita erano apparsi in “Guerre Stellari”, mi sembra il primo, quando a Luke Skywalker è applicata una protesi all’avambraccio. Una biomeccanicità più simbolica, tecnologicamente più rarefatta comparve ai miei occhi quando scoprì le opere di H. G. Giger, preannunciate dalla celeberrima copertina degli Emerson, Lake and Palmer dell’album “Brain Salad Surgery”. E per finire alcune citazioni: il lettore di floppy disk è collegato al computer tramite un cavo a nastro; i dischi erano quelli di primo tipo (se chi legge ha più di quarantacinque anni, se li ricorderà), avevano un diametro molto più grande ed erano davvero “floppy”. L’occhio biomeccanico rimanda al soffietto di una vecchia macchina fotografica Kodak Retina che ancora conservo come cimelio. Nella prima immagine è chiaro il riferimento al visore di una reflex con il cerchietto a microprismi per una corretta messa a fuoco. Sono tutte tecnologie raffinatissime ma altamente obsolete che presto saranno dimenticate e che proprio per questo gradisco ricordare.
Every detail is here symbolic and realistic at the same time. The plot is simple: a sleeping boy is distracted by a mosquito. He wakes up and swats it with the aid of a particular viewer that shows the path of the flying animal.  The reality overlaps the path of a red line showed on the display: the visual impression of the boy shows the mosquito leaving behind it a virtual trail. This is nowadays a common technology called augmented reality but at those times that was absolutely a new brand idea! It is quite astonishing for me realizing now that I am likely the inventor of the augmented reality technology!
The comic  explores a world where the technology is not only an aid to mankind as in the case of technologically advanced virtual reality glasses. The machine here creeps into the brain of the character. The structure of the images is analogic, and its theme is to be found not in the superficiality of the mosquito-hunting event but in the depth of the relationship between brain and machine.
The “zanzstop” software starts from the console with a vague semblance of a Commodore 64 (an old fashioned personal computer existing at the time of my highschool) and spreads in the relations of causality of the boy’s hands. The link structure is not explained but the images invite us to a holistic view of the situation where the boy and the machine are somehow fused together. Something like that appeared in “Star Wars” series, when a forearm prothesis is applied to Luke Skywalker. A more symbolic and technologically refined case appeared to my eyes when I discovered the artworks of H. G. Giger, announced by the famous LP cover “Brain Salad Surgery”  by Emerson, Lake and Palmer.
The floppy disk drive is connected to the computer through a ribbon cable; discs were those of the first type, 8 inches (200 mm) in diameter (if the reader is more than forty-five y.o. will remember them…). They were larger and really “floppy”. The biomechanical eye is similar to my personal old style Kodak Retina photo camera. In the first image, the viewfinder of an SLR camera with the microprism circle for focusing images appears clearly. These are all refined technologies of the past that will soon be forgotten.

Informazioni su devescovart

Professore di Arte ed Immagine presso la scuola secondaria di primo grado di Anzola dell'Emilia "Giovanni Pascoli"
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